Al Segnùn da la Magnolia

 

 

 

 

 

 

 

Al Segnùn da la Magnolia: formule e canti della tradizione milanese

Musicisti: Antonio Stragapede / Daniele Dall’Omo

Canto e riflessioni: Mario Barzaghi

  • “Al Segnùn”, o “al Medegùn” era colui che, possedendo le formule, guariva dal malocchio e toglieva la fattura. Si andava anche per essere curati, risolveva problemi di varia natura come: distorsioni, gonfiori, ematomi, reumatismi. Lo spettacolo è un omaggio a questa figura, a questo personaggio, che racchiude in sé, sintetizzandolo, il mondo dialettale. Il materiale, proveniente dalla tradizione orale, è fatto di filastrocche, tiritere, aneddoti, proverbi, che ruotano attorno ai temi dominanti: la fame, la religione, il tempo. Non si tratta di un lavoro archeologico, da museo; la musica sovrapponendosi alle filastrocche, amplia e dà respiro ad una cultura essenzialmente locale. È l’esaltazione del dialetto che inventa parole per mantenere la rima e le assonanze, che nomina gli oggetti, le cose, senza mai trovarsi in difficoltà come inevitabilmente gli capita di fronte all’elettronica, all’informatica. Le filastrocche rappresentano la ciclicità della terra, spiegano e s’impressionano nella memoria, hanno valenze ritmiche, onomatopeiche, visionarie. Si creano, così, mondi ed immagini fantastiche, dove i cavalli volano, mentre le campane suonano e “la gaina a la rèspa”. Il linguaggio, quotidiano e poetico, rivela il suo fascino attraverso una lunga catena fatta da proverbi, modi di dire, esclamazioni che, messi in un certo ordine, rappresentano il mondo rurale e la grande forza consonante sillabica del dialetto. Prima d’ogni canzone le parole più difficili vengono spiegate, proverbi e filastrocche collegano un brano all’altro.
  • La composizione dello spettacolo tende a presentare, del dialetto, la parte più poetica, rivelata  con tutta la sua forza in frasi come: “A gó al magùn”, “Me vignü al padernùn”, “La gàvéva la fàcia incarìmada”, (carimà: il calamaio nei banchi di scuola), raccontando della lacrima che, sgorgando dagli occhi, impiastricciava il volto ad una bella fanciulla.

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