Un Atleta del cuore

UN ATLETA DEL CUORE: l’attore in bilico fra oriente e occidente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa dimostrazione vuole mettere lo spettatore a contatto con il lavoro dell’attore, aiutarlo ad entrare dentro quella “macchina”, quel meccanismo, quell’“organon” in movimento che è l’attore. Percepire la ricchezza e la profondità che si nascondono dietro l’apparenza, il lavoro finito.  Lavoro che attraverso una analisi comparata crea collegamenti e ponti fra oriente e occidente, lavoro che avvicinandosi all’altra cultura senza pregiudizi o paure, ne scopre la ricchezza teatrale che diventa nutrimento e spostamento intellettuale necessario per riconsiderare la nostra cultura teatrale.

“Ci sono i particolari e c’è il dettaglio. I particolari sono più o meno importanti, il dettaglio però è essenziale”.  Franco Ruffini

L’obiettivo, allora, è scoprire e mettere in evidenza l’essenziale: il percorso di un attore in bilico fra Occidente, (la dim-spett. si conclude con due frammenti dell’inferno dantesco), ed Oriente, (l’arte del teatro danza indiano: il Kathakali), che agisce con lucidità, agilità e grazia. Attraverso la sua sincerità egli mostra il suo “corpo deciso”, ci pone dinanzi agli occhi “ l’immagine atletica di un corpo impegnato nella lotta”, (A. Artaud), che persegue con coscienza uno scopo: il lavoro di un operaio esperto.Tale lavoro ricorda sempre la danza, sfiora e tocca i confini dell’arte.

Gazzetta di Parma / 22 maggio 1999

  • Un atleta del cuore è il titolo scelto da Mario Barzaghi per la sua affascinante lezione spettacolo. Riprendendo una frase di Artaud, “l’attore è un atleta del cuore”, Franco Ruffini sottolinea l’analogia tra l’atleta maestro dei muscoli, il poeta maestro della parola e l’attore maestro del cuore, ma Mario Barzaghi – in un incontro che partendo dal Kathakali, attraverso immagini michelangiolesche, conduce a Dante – pare fondere potenzialmente tutti questi caratteri. Un attore in bilico, un corpo capace di alta espressività segmentando braccia, mani, gambe e piedi, ricercando una forte sintesi poetica, limando ogni passaggio, donando il proprio sforzo alla leggerezza comunicativa verso il pubblico.

        Valeria Ottolenghi

  • “…le notti del Kathakali mi facevano intravedere le frontiere a cui può giungere l’attore, era però l’alba a rivelarmi il segreto di quegli attori, al Kalamandalam di Cherutturuthy, nel Kerala. Qui, giovani appena adolescenti, in un’ostinata ripetizione di esercizi, passi, canti, preghiere, danza degli occhi, offerte votive, cristallizzavano il proprio ethos come comportamento artistico e come atteggiamento etico.”   

         Eugenio Barba

  • Nel Kathakali si arriva al massimo del risultato quando l’attore danzatore riesce a “rendere visibile la poesia”. L’epica delle storie coincide col carattere epico dell’allenamento a cui viene sottoposto l’attore-danzatore.    

         Mario Barzaghi

                                                                                                                                                                                 

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